A Cesare quello ch’è di Cesare, ma la Chiesa paga le tasse?

22 novembre, 2011

Con le mani sporche

Date a Cesare quello che è di Cesare

Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.
(Mt 22: 15-22)

In questo passo i farisei chiedono a Gesù se bisogna pagare le tasse e ricevono per risposta: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Ma ci siamo mai chiesti chi erano i farisei? I farisei erano uno dei gruppi religiosi più significativi delle varie correnti del giudaismo, nel periodo compreso tra il II sec. a.C. e il I sec. d.C. Insomma, erano i dottori della “legge”, erano per gli ebrei quelli che corrispondono oggi alle gerarchie ecclesiastiche della Chiesa cattolica, il cosiddetto clero.

Ma la Chiesa oggi ascolta le parole di Gesù? Paga regolarmente le tasse allo Stato che ospita il suo impero temporale? Tutt’altro! Lungi da essa il versare alcun tributo, neanche su quanto deriva dalle sue attività lucrative. Bell’esempio, bel modo di leggere il Vangelo!
«Ipocriti! perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Ma se allora l’immagine raffigurata sulla moneta era di Cesare, oggi manca poco che non vi sia addirittura l’effige del papa! Infatti ancora oggi gli esponenti ecclesiastici, come allora i farisei, tengono «consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi» e piegare i Suoi insegnamenti ai propri interessi economici e politici. Ancora oggi si rivolgono a Lui con le stesse parole di allora: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno». Un po’ come a dire: “sappiamo che sei l’esempio da seguire, però noi preferiamo non ascoltarti e sfruttare il tuo nome per arricchire le nostre tasche (non certo i nostri cuori). E non importa se i poveri – i veri poveri – sono comunque costretti a togliersi il diritto ad acquistare un pezzo di pane per pagare le tasse a cui sono obbligati dallo Stato in cui vivono; noi ci siamo alleati col potere politico e abbiamo trovato il modo di sfruttarne i privilegi, anche a scapito di quelli per i quali dalle nostre chiese diciamo – agli altri, non certo a noi stessi – di dover fare la carità”.

Torna l’Ici, ma la Chiesa pagherà?

Che torni l’Ici sulla prima casa sembra quasi una certezza dal momento che la sua mancanza è addirittura definita un’«anomalia del nostro ordinamento tributario» proprio dal neo-premier Mario Monti; ma che sia esteso anche agli immobili ecclesiastici – che costituiscono il 20% del patrimonio immobiliare italiano: ben altri tempi da quando Gesù diceva ai suoi discepoli che «le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»! – sembra invece la solita chimera: Monti infatti non fa alcun accenno ad una eventuale ipotesi di abolizione della totale esenzione di cui godono tali immobili – compresi quelli a fine di lucro come le varie migliaia di conventi trasformati in alberghi, case di riposo, cliniche e scuole private. D’altronde come potrebbe affrontare tale questione se all’interno del suo governo alcuni suoi ministri sono «di casa in Vaticano»? (Per ulteriori dettagli e approfondimenti vedi l’articolo di Luca Kocci). E pensare che «l’abolizione di questa esenzione, secondo le prudenti stime dell’Anci, consentirebbe di recuperare ogni anno almeno 500 milioni di euro di tasse non versate e di far pagare un po’ di crisi anche a chi finora non ha dato assolutamente nulla»!

Ma tanto si sa che «lacrime e sangue» saranno sempre e solo nostre, di noi comuni cittadini di uno Stato “sanguinario” e (in parte) fedeli di una Chiesa “ladrona”!

Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
«Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini».
(Mt 15: 7-9)

Home
, , , , ,

About ReFenix

Cercatore di verità e Writer, è anche autore delle foto del blog e ne cura gli aspetti tecnici.
Copyright © ViaVeritasVita.net 2011-2015. Tutti i diritti sono riservati.

View all posts by ReFenix

No comments yet.

Leave a Reply