Kony 2012: vero cambiamento?

18 marzo, 2012

Con le mani sporche

È vero cambiamento quello proposto nel filmato Kony 2012? Rispondere alla questione vuol dire fermarsi e riflettere: facciamolo insieme.

Certo il problema dei bambini soldato è drammatico e su questo c’è poco da discutere; ma è davvero su questo che il filmato vuole catturare l’attenzione? Partendo da affermazioni generaliste sulla rivoluzione operata dal progresso e dai social media (che c’entrano poco con le problematiche relative alla situazione dei bambini), il documentario segue l’evolversi del movimento dell’Invisible Children raccontando di come sia nato in reazione agli atti compiuti da Kony.
Quello che colpisce all’inizio è quanto visibile al minuto 1’35”: c’è un conto alla rovescia che parte da 27’16” con la voce narrante che dice: «i prossimi 27 minuti sono un esperimento, ma per fare in modo che funzioni dovrete prestare attenzione». Come non pensare al coro shakespeariano in Romeo e Giulietta? «Ecco quello che la nostra scena vi offrirà in due ore. Se ascolterete con pazienza, la nostra fatica cercherà di compensare qualche mancanza». Ma torniamo a Kony, di quale esperimento parla? Il montaggio sfruttando l’impatto emotivo lascia intendere che si tratti di un esperimento mediatico di marketing: terminato il conto alla rovescia, il video sollecita all’azione (call to action), che si tratti di finanziare il progetto, di ordinare il kit dei braccialetti o della “semplice” condivisione attraverso i vari social network… il tutto con una certa fretta in quanto dà anche la data limite del 31 dicembre 2012 (data di «scadenza» del video) per portare a termine l’operazione perché «non raccontiamo la storia, la stiamo scolpendo»! Ma perché il tempo di questa «idea» è proprio ora e perché l’operazione va portata a termine entro la fine dell’anno? Da dove deriva tutta questa fretta se Invisible Children sta operando da dieci anni a questa parte? Cosa induce a stringere i tempi? Quale avvenimento ha aggravato la situazione proprio ora? A cosa è dovuta la scadenza del 31/12/2012? E perché solo qualche giorno dopo la celeberrima data 21/12/2012 del calendario Maya? Sfrutta forse la coincidenza del cambiamento spirituale? Il fine dichiarato è quello di portare a conoscenza del maggior numero possibile di persone non tanto le atrocità subite dai bambini in questione – esposte per soli tre minuti!, da 5’00” a 8’00”, evidentemente marginali rispetto al vero focus – ma «chi è J. Kony»! Sì, perché dichiara che per fermarlo bisogna renderlo famoso. E qui viene il punto che mi ha indignato: usare i bambini (le vittime della violenza ma anche il figlio Gavin del documentarista Jason Russel – quest’ultimo nel ruolo del “giustiziere” che tiene fede ad una promessa fatta anni prima) per istigare i sentimenti di chi guarda il video contro il “mostro” che è incarnato da Kony! Ruolo talmente enfatizzato da affermare che «la cattiveria dei crimini di Kony l’ha portato a essere al primo posto della lista (dell’International Criminal Court)». Ma davvero? Addirittura una hit parade dei criminali! Peccato che la lista in questione sia compilata in ordine cronologico in base alla data di incriminazione! (La lista è consultabile a questo link). Il messaggio è chiaro: spingere il governo degli USA ad una caccia all’uomo senza pietà, combattere la violenza spingendo ad altra violenza. Come se poi un solo uomo possa essere la causa di quella piaga così atroce! Nel filmato però si afferma con convinzione che «l’arresto di Kony sarà la prova che viviamo in un mondo con nuove regole». Perché? Guardo la storia, ma non trovo risposte. Hitler (al quale Kony è associato nel video) è morto ma il mondo non è cambiato! Saddam Hussein è stato catturato ma il mondo non è cambiato! Bin Laden è stato catturato ma il mondo non è cambiato! Gheddafi è stato catturato ma il mondo non è cambiato! In che modo l’ennesima caccia all’uomo potrà cambiare il mondo? Altro che nuove regole, qui siamo sempre alle solite!

Dietro all’operazione Kony 2012 ci sono motivazioni umanitarie? Politiche? Non so, non posso rispondere a queste domande se non con un senso di perplessità: è proprio necessario istigare altra violenza? Non c’è altro modo? Dov’è l’azione umanitaria? Cosa s’intende esattamente? Perché se «questa guerra deve finire» è necessario che noi «combatteremo la guerra»? Non riesco a capire: per far finire una guerra bisogna cominciarne un’altra? Proprio un bel messaggio di pace, non vi sembra? Insomma i richiami alla violenza sono molteplici, a cominciare dal linguaggio militare: mettendo i propri soldi «un esercito di giovani» si riunisce con il pugno alzato «nella speranza di migliorare tutta la specie umana», divenendo matricola con il numero identificativo impresso su ogni braccialetto con il quale si prende «parte alla missione “rendi famodo Kony”».

Sorvolando sui vari spot pubblicitari presenti nel filmato, emblema della società consumistica occidentale, ci chiediamo: quale sarebbe stato il vero messaggio da veicolare in una nobile iniziativa? Piuttosto che istigare alla violenza, non sarebbe stato più opportuno invitare a una riflessione profonda sull’operato dell’uomo e sulle innumerevoli atrocità compiute sui propri simili e sul pianeta che lo ospita? È con l’impegno personale alla crescita interiore di ciascuno di noi che si può sperare in un concreto e duraturo cambiamento! Tanto più che il finale del filmato si presenta con un vero e proprio colpo di scena che ne svela gli intenti: «rivoltando il sistema, cambia tutto: viviamo in un nuovo mondo, il mondo di Facebook». Ecco dove si voleva giungere: il nuovo mondo promesso non è un mondo reale, è il mondo virtuale di Facebook! È lì che indirizzano tutte le nostre attenzioni, mentre nel mondo reale continueranno a portare avanti i soliti squallidi giochi di potere con i quali continueranno a gestire le nostre vite, sempre dall’alto delle loro decisioni. Ma è questo che vogliamo veramente?

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4 Responses to “Kony 2012: vero cambiamento?”

  1. Attilio Says:

    Ovviamente serve un cambiamento nelle coscienze globali e non viene da facebook, su questo avete ragione, ma non mi sembra affatto utile parlar male di chi sta provando a fare qualcosa di grande per un paese lontano. Vivi e lascia vivere.

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    • ReFenix&Giulia Says:

      Caro Attilio,
      non abbiamo parlato male di nessuno; abbiamo solo analizzato il video e letto in profondità il vero messaggio che celatamente veicola: d’altronde puoi verificarne tu stesso i riferimenti evidenziati nel post (le frasi virgolettate sono tutte citazioni alla lettera, così come il linguaggio simbolico). I nostri sono interrogativi che nascono da una visone attenta del filmato: è davvero mosso da spirito filantropico chi ce lo ha proposto?

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  2. nicola Says:

    Quante persone erano a conoscenza dell’esistenza di una Corte Penale Internazionale? Di chi è indagato? Del perché non si riescono a catturare i criminali (autori di gravissime violazioni dei diritti umani)? Chi sapeva che nella lista la maggior parte fanno parte di una cosa chiamata Lord’s Resistance Army? Che cos’è e cosa fa questo esercito che si definisce di “resistenza”? Quali sono i suoi intenti? Chi è il suo leader? Per quale motivi sono ricercati?
    Il video ha fatto conoscere queste cose a tantissime persone che vivendo in questo mondo in questo momento storico non avrebbero potuto mai conoscere, e credo che sia questa una cosa importante su cui riflettere. Il video chiede una guerra contro l’Uganda? No. Chiede aiuto al mondo e al governo americano di fermare un massacro che va avanti da più di 20 anni. L’arresto di Kony significherà che viviamo in un mondo con regole nuove? Forse, visto che una volta tanto sarebbe un’azione non dettata da interessi economici. E soprattutto la richiesta verrebbe dal basso (sfruttando strumenti nuovi quali i social network, una volta tanto per qualcosa di serio) Possiamo discutere sui personaggi dietro Invisible Children come si può discutere su qualsiasi altra organizzazione non governativa. Possiamo discutere del video che ha fatto il giro del mondo e sicuramente tratta argomenti in maniera superficiale. E questo che significa? J.Kony non va criminalizzato? Dobbiamo continuare a vivere nell’inconsapevolezza? Da cosa nasce il cambiamento? dall’indignazione. E se non riusciamo ad indignarci di fronte a personaggi come J.Kony dubito in un vero cambiamento spirituale, di crescita interiore.

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    • ReFenix Says:

      Caro Nicola,
      si parla di cambiamento; ma ci spieghi perché quando in passato (anche recentissimo) hanno catturato altri criminali dello stesso calibro se non maggiore di Kony (alcuni esempi li trovi già citati nel post), perché il mondo ha continuato ad andare avanti sempre allo stesso modo? Oppure siamo noi che non ce ne siamo resi conto e quindi tutto è già cambiato? E perché per auspicare un cambiamento bisogna istigare alla violenza? Con cosa credi saranno armati i soldati americani inviati in Uganda? Con confezioni di caramelle e cioccolatini? O più verosimilmente con armi di ogni sorta? Non è questa la vecchia legge del più forte? Il più forte predomina, il più debole soccombe. Dov’è la novità? Forse nel fatto che dal basso per pigrizia di coscienza la appoggiamo? Ma non facevano già lo stesso gli antichi romani quando per uccidere un criminale lo facevano sbranare nei circhi appoggiati dall’acclamazione popolare? E allora, dov’è la novità?
      E l’indignazione come va dimostrata, con la violenza? Cosa stanno a significare secondo te i pugni alzati, il triangolo rovesciato, l’esercito di giovani, il braccialetto d’immatricolazione e tutti gli altri simboli veicolati nel video?
      Perché mai dovremmo contribuire coi nostri soldi e col nostro impegno ad appoggiare questa caccia all’uomo? Volete forse il nostro avallo? Perdonateci ma noi rispondiamo così: «E voglio i nomi di chi ha mentito / di chi ha parlato di una guerra giusta / io non le lancio più le vostre sante bombe, / bombe, bombe, bombe, BOMBE!»

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