La natura dell’errore: la separazione

30 agosto, 2012

Veritas

Simon Pietro chiese: «Poiché ti dici messaggero e interprete degli elementi e dei fenomeni di questo mondo, dicci dunque: qual è la natura dell’errore?»
Il maestro alzò la mano e disse: «L’errore non esiste. Perché siete voi soltanto che lo fate esistere. Lo fate ogni volta che vi piegate ai riflessi della vostra realtà costruita ed adultera. Ecco come l’errore prende forma. Ecco anche perché il Bene vi ha fatto visita. Il Bene ha partecipato agli elementi delle vostre realtà per sposarle di nuovo alla Radice-Madre». (Il Vangelo di Maria Maddalena, foglio 7)

Solo l’annullamento delle separazioni ci pone al di sopra della realtà che viviamo, erroneamente creduta vera, e ci proietta nell’uno che fa superare i limiti liberandoci. L’errore è nelle barriere che ci siamo imposti rendendocene schiavi; soddisfacendo l’Ego, causa di tutti i mali, abbiamo irto la frontiera del peccato.
Ma cos’è il peccato se non la sofferenza causata dalla separazione che non permette all’energia unica degli opposti che si fondono di liberarsi e lavorare senza impedimenti? Abbiamo diviso il bene dal male, il positivo dal negativo, il maschile dal femminile e questo ci ha autorizzati a collocarci ora al di qua ora al di là dando forza e valore al giudizio. Ma il giudizio non è della legge divina, appartiene solo a quella degli pseudo-uomini che lo esercitano nel nome di una rettitudine fittizia e vana. La verità è nel non giudizio, è nel porsi al di sopra di tutto riscoprendo l’unità del didentro.
Lavorando su noi stessi riscopriamo la nostra vera natura che non è egoica bensì divina e grazie a quel divino che noi siamo riscopriamo la via della quiete che pian piano consuma, disgregandoli, quegli aggregati psichici che ci rendono poco umani e che caratterizzano l’Io (l’orgoglio,l’ira, la cupidigia, la lussuria, l’invidia, la pigrizia, la gola…); quell’Io che ci fa credere di essere svegli e di dover vivere secondo determinati schemi, ma che in realtà ci allontana da noi stessi non permettendoci di essere ciò che in verità siamo.

La meditazione, vera preghiera, riconnettendoci con le nostre profondità, consente con la volontà e la costanza di risvegliare il Figlio dell’Uomo presente nel cuore di ognuno di noi. Solo allora capiremo quanto ci siamo allontanati dalla Fonte:

Uno dei discepoli chiese: «Dicci come fare per spostarci dentro».
Allora il Maestro disse: «Cominciate con il porvi in lui. Non andate nelle spaccature. Perché in verità, non vi è frontiera. Soltanto gli occhi creano la frontiera perché non vedono il dentro che sta nel fuori. Solo l’Occhio crea l’unione. È attraverso l’Occhio che vi porrete in lui. L’Occhio crea il Mondo, che fa i mondi. L’Orecchio che intende crea l’Occhio e lo fa crescere. Così la realtà che si apre all’Occhio e all’Orecchio apre la strada ad un’altra realtà. L’uno nutre il molteplice ed il molteplice rimanda sempre all’Uno. Vi annuncio: non separate, spostatevi fra le separazioni. È in questo modo che voi vi porrete in voi.
Questa è la via della quiete, perché la quiete è il centro del cambiamento». (Il Vangelo di Maria Maddalena, foglio 3)

È nella Totalità che va riscoperta la Via.

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