La ricchezza del cuore con le tasche piene di sassi

21 aprile, 2012

Spiritualità

Volano le libellule
sopra gli stagni e le pozzanghere in città;
sembra che se ne freghino
della ricchezza che ora viene e dopo va.
[…]
Sbocciano i fiori sbocciano
e danno tutto quel che hanno in libertà
donano non si interessano
di ricompense e tutto quello che verrà
(Jovanotti-Santarnecchi)

Noi invece nel nome della miriade di cose che ci prefiggiamo di compiere ogni giorno, distratti dai rumori del vivere frenetico, continuamente impegnati a prevaricare sull’altro e costantemente assetati di potere, ci allontaniamo inevitabilmente sempre più da noi stessi e dal nostro sentire. Incapaci oramai di ascoltare il cuore, trascorriamo la vita proiettati in quella che erroneamente crediamo sia la realtà, intrappolati invece in una realtà fittizia fatta di sola apparenza. Come è stato possibile giungere a questo stato? Cosa ha portato l’umanità a ridursi schiava della sete di possesso e di potere? Prevaricare sugli altri e soddisfare solo ed esclusivamente il proprio ego rappresenta davvero un’evoluzione per l’essere umano? A cosa pensiamo ci porti tutto questo? E tutta questa frenesia è così necessaria? Siamo proprio sicuri che possedere quantità enormi di cose inutili ci faccia arricchire di vera ricchezza? Lo stesso Cristo non diceva esattamente l’opposto?

Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.
(Mt 6, 19-21)

Il perdersi dietro i continui impegni quotidiani che volenti o nolenti compiamo ci porta a diventare sempre più disattenti, superficiali, frettolosi, veri e propri automi. Il circondarsi di tutta quella marea di oggetti non riuscirà certo a riempire quel vuoto e quel senso di insoddisfazione che proviamo: non è questa la ricchezza; la vera ricchezza invece dona pienezza e gioia al cuore. Approfittare dei nostri simili piuttosto che accoglierli e amarli come noi stessi non ci consentirà mai di annullare le separazioni che sono causa di disequilibrio! Lasciando spazio al nostro egoismo non consentiamo la dissoluzione di quegli aggregati psichici che ci impediscono di vedere e restiamo schiavi di questa rete fittizia che noi stessi abbiamo costruito per imprigionare la nostra mente e nascondere la verità.
La vera realtà è quella che dona beatitudine. Per viverla dovremmo essere uomini di buona volontà che ritornano sui propri passi percorrendo il sentiero della luce. Essere uomini di buona volontà vuol dire coltivare il desiderio della ricerca della verità (cercare per conoscere); e per questo desiderio essere capaci di affrontare qualsiasi ostacolo si frapponga sulla via della conoscenza. Ma noi invece preferiamo mantenerci in superficie lasciandoci guidare dagli altri (che sono pronti ad approfittare della nostra pigrizia): troppa fatica entrare nelle situazioni per cercare di capirle veramente; troppo impegno entrare all’interno per giungere all’essenza! E allora meglio avere a che fare con la scorza: è più immediato e richiede meno sforzi. Ma così facendo ci siamo ritrovati privi del nostro meraviglioso potere interiore (che neanche sappiamo più di avere). Lontani dalla nostra essenza spirituale abbiamo perso la capacità di vedere il divino che è dentro e fuori di noi: e allora (ancora una volta) ci siamo affidati ad altri che, incoronatisi nostri intermediari, ci hanno lasciati nell’ignoranza della verità per conservare il loro potere. Ma qual è la via che conduce alla vera vita? La ricerca della verità è la via del vero Uno ed ha inizio proprio dal nostro interno che è parte del Tutto che noi stessi conteniamo. L’Uno si crea dall’equilibrio delle forze del bene e del male che annullandosi danno vita a quell’energia che fluisce dal nostro cuore verso il cuore del creato e viceversa. Solo dopo aver compreso questo sarà possibile sintonizzarsi nuovamente sulle giuste vibrazioni del sentire e finalmente aprirsi alla Coscienza che porta al vero cambiamento.

Uno dei discepoli chiese: «Dicci come fare per spostarci dentro». Allora il Maestro disse: «Cominciate con il porvi in Lui. Non andate nelle spaccature. Perché, in verità, non vi è frontiera. Soltanto gli occhicreano la frontiera perché nonvedonoil Dentro che sta nel fuori. Solo l’Occhio crea l’unione. È attraverso l’occhio che vi porrete in Lui. L’Occhio crea il mondo, che fa i mondi. L’Orecchio che intende crea l’Occhio e lo fa crescere. Così, la realtà che si apre all’Occhio e all’Orecchio apre la strada ad un’altra realtà. L’uno nutre il molteplice e il molteplice rimanda sempre all’Uno. Vi annuncio: non separate, spostatevi fra le separazioni. È in questo modo che voi vi porrete in voi. Questa è la via della quiete, perché la quiete è il centro del cambiamento».
(Il Vangelo di Maria Maddalena – 3, 45-65)

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