Il vero miracolo? La vita nel quotidiano! – Vangelo e Zen

6 dicembre, 2011

Vita

Il vero miracolo

Quando Bankei predicava nel tempio Ryumon, un prete Shinshu, che credeva nella salvezza ottenuta ripetendo il nome del Buddha dell’Amore, si ingelosì del suo vasto pubblico e volle discutere con lui.
Bankei stava parlando allorché comparve il prete, ma questi creò una tale confusione che Bankei si interruppe e domandò che cosa fosse tutto quel baccano.
«Il fondatore della nostra setta» si vantò il prete «aveva poteri così miracolosi che stando su una riva del fiume con un pennello in mano riusciva a scrivere attraverso l’aria il sacro nome di Amida su un foglio che un suo assistente reggeva sull’altra riva. Tu puoi fare questa cosa prodigiosa?».
Bankei rispose gaiamente: «Forse questo gioco di prestigio può farlo la tua volpe, ma non è questo il modo dello Zen. Il mio miracolo è che se ho fame mangio, e se ho sete bevo».
(tratto da 101 storie Zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps)

Anche noi, come il prete Shinshu, cerchiamo sempre eventi straordinari in cui credere quando basterebbe guardarsi dentro, nelle profondità del proprio cuore, per scoprire l’immenso che è in noi! Ma forse abbiamo paura di tale sguardo e allora preferiamo sottostare al volere altrui. Della nostra paura ne ha approfittato chi ha fatto del segreto che custodisce il vessillo del suo potere; un potere custodito così gelosamente da identificarsi con esso dimenticando addirittura il segreto originale e sostituendolo con una “verità” di comodo da proporre agli altri. Lo stesso Gesù si rivolge a questa categoria di persone dicendo:

«I farisei e gli scribi si sono impossessati delle chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Così non solamente non sono entrati, ma non hanno lasciato entrare quelli che volevano. Voi però siate scaltri come serpenti e innocenti come colombe». (Tommaso, 39)

o anche

«Guai ai farisei, perché sono come un cane che dorme nella mangiatoia: non mangia e non lascia mangiare i buoi». (Tommaso, 102)

Non c’è bisogno di demandare la ricerca della verità ad altri (tanto più che costoro l’hanno meschinamente nascosta); la nostra crescita spirituale dipende solo da noi stessi: è nel nostro cuore che dobbiamo cercare la via che ci porta all’illuminazione. Solo in questo modo scopriremo la luce profonda a guida della nostra vita!

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One Response to “Il vero miracolo? La vita nel quotidiano! – Vangelo e Zen”

  1. capuano emilia Says:

    Qualche tempo fa ero in macchina con una mia collega e mentre vagavamo per le strade della città il navigatore ci faceva fare percorsi improbabili. Ma quando alla fine ci ha portato a destinazione, non ho potuto fare a meno di chiedermi come avremmo fatto se non avessimo avuto la signorina navigatrice che ci diceva dove andare.
    Così mi sono chiesta: e nella vita come si fa se non hai un navigatore? Come si trova la strada giusta se non c’è nessuno che ti ricalcola il percorso quando sbagli?

    Ci si può fermare a chiedere indicazioni ma il più delle volte ti rendi conto che, anche i passanti, non hanno la più pallida idea di quale sia la strada giusta.
    Provi ad andare a intuito, seguendo quel minimo di senso dell’orientamento di cui la natura ti ha dotato ma in molti casi, guardandoti indietro, ti accorgi che hai sbagliato ancora e quindi hai solo girato in tondo per finire di nuovo al punto di partenza.
    Sarebbe forse più facile non avere una meta. Girare di qua e di là e “vivere” le strade che ci troviamo a percorrere senza pensare a dove stiamo andando o a dove esse ci porteranno. Alcuni lo fanno, vivono il presente e non si pongono grossi traguardi da raggiungere. Altri invece sanno bene dove vogliono andare ma trovare la strada spesso non è così facile.
    Magari bisognerebbe imparare a leggere i segnali stradali o anche solo a dargli ascolto. Forse la vita o il destino o Dio, che dir si voglia, qualche indicazione ce la mandano ma noi siamo così concentrati a guardare la strada davanti a noi da non alzare la testa per leggere i cartelli.
    E poi, forse, pensandoci bene, siamo stati dotati tutti di un navigatore di serie: il cuore.
    Solo che a volte pensiamo che le mappe non siano abbastanza aggiornate, o gli mettiamo il muto perché stiamo ascoltando qualcos’altro o pensiamo di avergli messo le impostazioni sbagliate.
    Secondo me invece il cuore lo sa qual è il percorso giusto, quantomeno quello giusto per noi.E’ il nostro navigatore della vita. E’ solo colpa nostra che non lo stiamo a sentire ma è un grosso errore perché è l’unico modo per non avere rimpianti. Se faremo sempre ciò che ci sentiamo realmente di fare e non ciò che ci viene suggerito o ciò che leggiamo da qualche parte, se ascoltiamo il nostro io più vero, non potremo mai rimpiangere di aver fatto ciò che sentivamo di dover fare. Non potremo mai pensare di aver sprecato benzina inutilmente perché saremo in pace con noi stessi e sapremo di aver vissuto una vita da piloti e non da pilotati!
    Grazie felix e complimenti per il blog! Emilia

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